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30 Gennaio 2026Il racconto descrive la storia di Ivan, un ragazzo adolescente che ne combina di tutti i colori e con fermezza ed entusiasmo ci fa entrare nel suo bellissimo mondo. L’autrice, Maria Antonietta Grande, docente e scrittrice, in questo bel libro riflette sulla pressione che il protagonista avverte a causa di una quotidiana realtà buttatagli addosso, in un mondo per lui incomprensibile. Un testo di grande spessore culturale ed empatico, che merita di essere letto. Ne abbiamo parlato con l’autrice.
Il libro affronta, con delicatezza, tatto e realismo, un argomento molto importante. Cosa ha fatto scattare la molla della scrittura, considerando anche che per lei non è una prima volta alle prese con la letteratura?
Sono una docente di sostegno e laureata in Scienze Pedagogiche, pertanto “mastico” queste tematiche ormai da almeno 15 anni, tra studio e la messa in pratica in varie comunità psichiatriche e nelle scuole nelle quali sono stata convocata. Scrivo anche tematiche relative alla disabilità perché ancora nella società, non si conosce l’approccio per socializzare e interagire nel concreto con queste persone, mettendo appunto in risalto, il fatto che siano persone, proprio come noi, ma soltanto con delle caratteristiche differenti e questo non vuol dire che siano o che si debbano definire “la minoranza”. A Reggio Emilia, in particolare, ho seguito un ragazzo con disturbo dello spettro autistico, per tre anni; tra l’altro anche proprio negli anni della pandemia. Ho avuto modo di conoscerlo e di entrare in empatia con lui come persona e col suo “magico mondo”, un mondo speciale e parallelo, se vogliamo intendere, al nostro. Negli anni ho avuto modo di riflettere sulla mancata conoscenza e informazione che si ha del tema in oggetto e che la società per parlare davvero di INCLUSIONE dovrebbe comprendere prima di tutto che siamo tutti persone e che ognuno di noi dev’essere rispettato per le proprie caratteristiche. Conoscere vuol dire saper approcciare, interagire, socializzare e dialogare. Non a caso ho sottolineato queste tre parole, perché sono alla base del Disturbo dello Spettro Autistico. Cercherò nel mio piccolo, attraverso il mio lavoro di docente di sostegno e la mia passione della scrittura, di continuare a sensibilizzare sulla disabilità e sulla bellezza dell’essere diversi; perché lo siamo tutti. Siamo unici!
Come descriverebbe Ivan? Che sforzo di immedesimazione ha fatto, da autrice, col personaggio?
Ivan è magico, è speciale, come d’altronde lo siamo tutti e di questo infatti varie volte nel mio racconto si spiega bene il perché. Il protagonista è un ragazzo che frequenta la scuola secondaria di secondo grado e che si approccia agli altri in modo alternativo, avendo ad esempio difficoltà a comprendere spesso alcune frasi che ascolta e non prendendo sul serio i consigli o gli avvertimenti perché pensa che sia frutto della fantasia. La sua insegnante, la professoressa Carolina, che sarebbe il mio alter ego, è la sua docente di sostegno che cerca in tutti i modi di includere e far cooperare a pieno Ivan con la classe e con tutta la scuola. La sinergia con la famiglia e i servizi è impeccabile e non a caso ho voluto risaltare questo legame, proprio perché in tutte le situazioni soprattutto legate alla disabilità dovrebbe essere quotidiana e non rara, perché l’obiettivo dovrebbe essere comune, ovvero: entrare sempre più in sintonia con Ivan e con il suo mondo facendolo in silenzio, rispettando il suo modo di comunicare; il tutto “in punta di piedi”. In realtà non ho fatto nessuno sforzo di immedesimazione, perché era come se la mia anima che marciava con l’inchiostro sapesse già che cosa bisognava lasciare per iscritto. Mi è venuto naturale. Era come se fossi io Ivan e come se fossi io la professoressa, i suoi compagni e tutti i personaggi secondari che sono narrati in questo lungo racconto. Era talmente alta la voglia di far conoscere questo disturbo che mi sono sentita travolta in esso. Ci potrebbe chissà, anche essere un proseguo con altri episodi, in futuro. Non lo escludo.
Quanta ignoranza c’è sul tema dell’autismo e come si può sensibilizzare su questo?
Purtroppo e mi duole esprimere questo mio pensiero, vi è tanta ignoranza, ma non solo sul tema del disturbo dello spettro autistico, bensì in tutta la categoria della disabilità. Anche noi professionisti d’aiuto siamo sempre aggiornati e non dobbiamo mai pensare di “sapere tutto”, di essere tuttologi, né dimenticare di essere prima studenti e poi insegnanti. Essere pedagogista e docente mi permette di esplorare la disabilità e di amarla e conoscerla; essere una scrittrice mi conduce anche all’esterno delle istituzioni pubbliche, dove solitamente ho modo di esprimermi e di divulgare le mie ricerche, i miei studi, facendolo nel modo che più mi piace: quello dei libri. Molte persone affermano “io so che cos’è l’autismo”: è quando una persona si rifugia nel suo mondo”. Ok, bene. Ma come si fa ad entrare in punta di piedi in quel mondo? Come si riesce e con quali strumenti si parla quella lingua? Parlo di lingua, perché è come se andassimo in Cina e non parlassimo quella lingua, né loro parlerebbero la nostra, né le altre che noi studiamo, come l’Inglese. Stessa cosa! Ognuno di noi ha un modo diverso di gesticolare, parlare, esprimersi, arrabbiarsi, amarsi e scherzare. Siamo tutti diversi e se vogliamo conoscerCi dobbiamo ascoltare di più e rispettare maggiormente il prossimo.
In che senso il mondo di Ivan è magico?
Il mondo di Ivan, il protagonista del mio racconto lungo è magico, perché è speciale. Vi pongo io un quesito rivoltando la domanda: per Ivan il nostro mondo è speciale e non è comprensibile. Pensate allo sforzo che quotidianamente fa per fare amicizia con i suoi compagni di scuola, per comprendere il sarcasmo o battute per lui incomprensibili, per gestire le emozioni e i cambiamenti (come ad esempio un cambio dell’ora, una docente assente, una simulazione di terremoto improvvisa e non programmata). Perché non ci sforziamo un po’ a comprendere il suo di mondo? La nostra società è costituita da persone tutte diverse e con caratteristiche proprie, ma ad esempio mi sono trovata ad aiutare una persona con disabilità fisica in carrozzina, per andare a vedere dopo tantissimi anni i Navigli, perché i mezzi di trasporto non disponevano tutti dello scivolo, o ancora, un semaforo sonoro per le persone con disabilità sensoriale, legate alla vista. Quanti semafori vediamo in giro con un dispositivo che sia davvero inclusivo? Ci riempiamo la bocca con questa parola, ma poi il mondo poco fa la differenza e la mette in pratica. Il mondo di Ivan è magico, proprio perché è speciale e unico. Quante persone sono disposte a imparare a camminare per la prima volta da adulti, anche se sanno già correre? Quante vogliono apprendere un’altra lingua, anche se pensano che basti quella propria? Rispondete a queste domande e poi Ivan, attraverso il suo racconto, ve ne porrà delle altre e vi farà riflettere e amare la disabilità, proprio come la amo io.
Si può considerare quest’opera un elogio della diversità?
Perché no! Elogio lo collego ad “elevazione”, portare in alto. Diversità la collego alla parola straordinaria di “molteplicità”. Vorrei, quindi, nel mio piccolo, portare in alto la disabilità e la normalità come una stessa macro categoria, dove poter amare insieme la parola VITA e captare nei veri sensi della parola e nel concreto l’INCLUSIONE, affinché davvero sia presente. Recentemente abbiamo festeggiato il Capodanno. Quanti hanno portato avanti la “missione degli animali” come patema dei rumori, fischi, botti? Quanti, invece, si sono preoccupati dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico? Anche loro hanno paura dei rumori improvvisi, degli schiamazzi, dei botti. È molto importante che i sindaci e tutte le istituzioni prendano in esame questa tematica per portare ancora di più in alto il tema della diversità e sensibilizzare per un quieto vivere e il benessere di tutti.



